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DIAGNOSI
Spesso si è tentati a fare auto diagnosi della propria allergia alimentare.Bisogna
però considerare che è sempre necessario fare valutare e diagnosticare
le allergie ritenute sospette e farle quindi trattare da un medico allergologo.
L'auto diagnosi delle allergie alimentari può condurre a limitazioni
dietetiche inutili e ad una carenza di apporto di nutrienti fondamentali, specialmente
se la dieta interessa il bambino.In alcuni casi, l'auto diagnosi può
solamente ritardare il riconoscimento e il trattamento di una patologia diversa.
DIAGNOSI DELL'ALLERGIA AD UN ALIMENTO
Il primo passo per diagnosticare un'allergia alimentare prevede una corretta
anamnesi da parte del vostro medico che attraverso una serie di domande potrà
identificare gli alimenti sospetti e quindi decidere quali saranno i test diagnostici
a cui sottoporre il paziente per avere conferma dei sospetti.
Di seguito riportiamo una serie di domande che generalmente lo specialista vi
rivolge per riuscire allo scopo di ottenere un'anamnesi completa del paziente.
Le domande vi possono aiutare a focalizzare e a ricordare cose e dati importanti
da non tralasciare al medico.
1) C'è qualcuno all'interno della sua famiglia che soffre di allergie?
Se si, chi ha allergie e di che tipo sono?
2) Quali sono i sintomi tipici della reazione allergica e, qual'è l'ordine
nei quali si manifestano?
3) La reazione allergica provoca difficoltà respiratoria, reazioni cutanee
o a carico del sistema gastrointestinale?
4) Qual è l'intervallo di tempo tra l'assunzione del cibo e l'insorgenza
del primo sintomo di reazione allergica?
5) Qual è la quantità di cibo introdotta che ha scatenato la reazione?
La reazione si manifesta ogni volta che si assume l'alimento?
6) E' stato assunto qualche farmaco di automedicazione al momento dell'insorgenza
dei sintomi?
7) E' stato fatto qualche cambiamento radicale di stile di vita (es.nuovi animali
in casa,trasloco ecc
)?
8) Qual è stata la risposta ai trattamenti farmacologici e, in quanto
tempo è regredita la reazione allergica?
Il passo successivo per valutare una sospetta reazione allergica prevede l'esecuzione
di test per confermare i dati anamnesici raccolti.
Ecco alcuni esempi di test più frequentemente richiesti dallo specialista.
a) Ricerca della concentrazione di IgE nel sangue.
Il test prevede il prelievo di una piccola quantità di sangue da analizzare.In
esso verrà ricercata la quantità di IgE (immunoglobuline E) presenti.
A differenza dei test cutanei, questo è in grado di rilevare con precisione
la quantità di anticorpi presenti nel sangue. quando l'anticorpo è
assente o molto scarso è improbabile che ci sia una malattia in atto.
Livelli moderati o alti indicano sempre la presenza di una allergia.
L'esame è particolarmente utile per chi assume antistaminici, che impediscono
la reazione dei test cutanei, o per chi ha eczema molto diffuso.
Questo è un test di screening pertanto non dà informazioni sulla
causa scatenante il rilascio di un tasso di IgE superiore al normale.
b) Rast test ( Radio allergo sorbent )
In questo test si preleva un campione di sangue e lo si deposita su un disco
assorbente contenente specifiche proteine di alimenti.Se il soggetto è
allergico,il sangue conterrà anticorpi specifici per quell'alimento.
Nell'esame si testa il livello di questi anticorpi.
In generale ad un numero elevato corrisponde un livello elevato di anticorpi
ciò suggerisce una possibile allergia a quel cibo.
Il rast è un test molto sensibile, pertanto se non si ha risposta dal
campione prelevato, molto probabilmente non c'è allergia a quell'alimento.
In ogni caso il test non è molto specifico, infatti non sempre ad una
reazione positiva corrisponde una allergia al cibo testato.In questo caso si
ha un falso positivo.
Una delle ragioni che porta all'insorgenza di una risposta di questo tipo può
essere collegata alla similitudine tra cibi appartenenti ad una stessa famiglia.
Per esempio: in caso di allergia alle arachidi, si potrebbe avere reazioni positive
anche in presenza di altri legumi come i piselli.
I risultati dovranno essere confrontati con quelli di altri test diagnostici
per determinare se il risultato positivo è vero o falso. Circa il 50-60%
di test positivi risultano essere falsi positivi.
c) Prick skin test
Il test viene eseguito sulla cute dell'avambraccio.
I mastociti, cellule a cui si legano gli anticorpi dell'allergia (immunoglobuline
IgE) si trovano nella pelle, nel tessuto del naso, bocca, lingua, vie aeree,
polmoni. Si può allora utilizzare la pelle come zona in cui indurre una
reazione di tipo allergico, simulando così quello che accade nelle altre
parti del corpo.
Il test consiste nel deporre una goccia di soluzione contenente una proteina
specifica dell'alimento da testare sulla strato superiore della pelle dell'avambraccio
e nella successiva incisione della stessa con un ago smussato o un particolare
dispositivo.Se l'allergene provoca liberazione di istamina, entro qualche minuto
si svilupperà una reazione allergica con rossore e prurito.La zona interessata
infatti si rigonfia e forma al centro una stria chiara, simile ad una vescica,
che raggiunge le dimensioni massime in circa 15 minuti per poi svanire nel giro
di qualche ora.
Il risultato prevede la misurazione dei ponfi ottenuti.
Il test inietta solo una quantità minima di allergene quindi, non presenta
alcun rischio e può essere eseguito a tutte le età.
Si possono testare anche venti allergeni per volta.
Ogni cibo che mostra una reazione di questo tipo è da considerarsi positivo.
In generale un ponfo grande corrisponde ad una vera allergia alimentare anche
se la grandezza del ponfo non è un indice predittivo.
Il prick test, come il rast test, nel 50-60% dei casi può dare falsi
positivi.
d) Patch test
L'esame prevede l'applicazione sulla schiena di cerotti contenenti gli allergeni
da testare e che generalmente causano dermatite da contatto(cosmetici, nichel,
conservanti, ecc...).I cerotti si lasciano sulle cute per tre giorni. Se alla
lettura dell'esame se si riscontra una chiazza rialzata, arrossata e pruriginosa
il test è considerato positivo.
e) Test di provocazione alimentare.
Questo test costituisce il test diagnostico per eccellenza nella diagnosi di
allergia alimentare. Il medico somministra l'alimento sospettato e verifica
la comparsa di eventuali reazioni ne paziente. Il test deve essere sempre effettuato
sotto controllo medico ed a volte in ambiente ospedaliero se si sospettano reazioni
gravi.
f) Dieta di eliminazione.
Può essere consigliata a giudizio del medico nel caso in cui il Rast
e/o il Prick risultassero fortemente positivi. Essa consiste nell'eliminazione
di un alimento o degli alimenti risultati positivi per un periodo che varia
dalle 2 alle 4 settimane. Se nell'arco di questo tempo i sintomi migliorano
significativamente si è in presenza di una vera allergia alimentare e
si presenta la necessità di continuare con la dieta di esclusione. In
ogni caso il rapporto causa effetto tra l'esclusione dell'alimento ed il miglioramento
ottenuto con la dieta va confermato con l'esecuzione del test di provocazione
alimentare.
Una valutazione nutrizionale iniziale è fondamentale prima di intraprendere
una dieta di esclusione per accertare che ci sia un giusto apporto di nutrienti
ed evitare problemi di carenze o malnutrizione specie nei bambini. La valutazione
nutrizionale va effettuata periodicamente in caso di diete prolungate oltre
le due settimane.
METODI NON CONVENZIONALI
Alcuni metodi usati per testare le allergie alimentari sono molto controversi
perché non è ancora stata comprovata l'accuratezza dei risultati.
TEST DELLA CITOSSINA (PROVA DI BRYAN)
La prova combina il sangue del paziente con una particolare proteina di un cibo;
successivamente si analizza il campione andando a contare quanti globuli bianchi
contiene. Se il numero diminuisce, il test é considerato positivo e indica
la presenza di una allergia. A tutt' oggi non ci sono studi che confermino la
attendibilità nel diagnosticare un'allergia alimentare.
TEST SUB-LINGUALE
Consiste nel disporre sotto la lingua una goccia di soluzione contenente una
determinata proteina del cibo da analizzare.
Se si hanno segni di reazione, si procede mettendo sotto la lingua un'altra
goccia ma di una soluzione ottenuta dalla diluizione della prima. La seconda
soluzione é considerata come dose-neutralizzante.
Al paziente verrà chiesto di prendere una dose della soluzione diluita
prima di mangiare il cibo sospetto allo scopo di prevenire i sintomi della reazione
avversa.
Il test é sconsigliato per diagnosticare una allergia alimentare.
TEST INTRADERMICO
Consiste nell'iniettare sottocute una quantità di una soluzione contenente
delle specifiche proteine di un alimento.
Successivamente si esaminerà la pelle per vedere se compaiono ponfi,
eritema, ecc..., cioè reazioni simili a quelle che si hanno nel prick
test.
La prova é abbastanza invasiva perché l'ago perfora la pelle(
come un piercing), ciò provoca un elevato numero di falsi positivi e
un aumento del rischio di insorgenza di reazioni allergiche. E' sconsigliato
nella diagnosi di allergia alimentare.
PROVA SOTTOCUTANEA
Il test prevede la iniezione di una certa quantità di estratto di alimento.
Agli individui che mostrano i segni di reazione viene somministrata sempre attraverso
una iniezione, una dose neutralizzante ottenuta da una diluizione della soluzione
dell'estratto dell'alimento. L'estratto diluito verrà formulato in gocce
orali da assumere per via sub-linguale prima di assumere il cibo.
Non è raccomandato per diagnosticare allergie alimentare.
IgG TEST
Si va a ricercare la presenza di IgG (Immunoglobuline G) e/o di sottogruppi
di anticorpi di IgG. IgG e i sottogruppi sono stati rinvenuti sia nei soggetti
allergici al cibo che in quelli non allergici.
Gli esperti convengono che la loro produzione è una risposta normale
all'introduzione di cibo. Il test non è utile per diagnosticare allergie
alimentari.
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